Psicologia dello sport: intervista a Federica Falcoz

Intervista psicologa dello sport Federica Falcoz

Partendo dall’esperienza a supporto della trail runner Francesca Canepa, la psicologa dello sport valdostana ci guida fra le metodologie di lavoro e le peculiarità delle varie discipline 

Sport Folks torna a parlare di psicologia dello sport con Federica Falcoz, una specialista valdostana che segue dallo scorso anno la ultra runner Francesca Canepa e atleti di diverse specialità, dallo sci di fondo al tennis, dal ciclismo agli sport di squadra.

L’abbiamo incontrata al termine dell’ultima edizione del Trail al Pino e le abbiamo chiesto di spiegarci qual è il suo metodo di lavoro e come gli atleti possono migliorare l’approccio psicologico alla competizione.

Come si prepara una gara di trail running? Quanto conta conoscere il percorso?
“Per affrontare una gara di trail running il percorso va conosciuto. Con Francesca prendiamo pezzo per pezzo ogni singolo tratto del percorso e valutiamo, a seconda delle caratteristiche del terreno di gara, quali tipi di corsa e di camminata possano andare bene per quel tipo di tracciato. Prendendo spunto dalle esperienze pregresse cerchiamo di capire quale strategia di corsa sia più redditizia su quel genere di percorso”

Esiste un metodo nella preparazione mentale della gara?
“Non bisogna pensare eccessivamente all’obiettivo finale, perché altrimenti lo si vede troppo lontano. Per le lunghe distanze bisogna pensare a delle ‘bandierine’, ponendosi obiettivi a breve termine. Esiste un acronimo SMART che sintetizza quelli che dovrebbero essere gli obiettivi dell’atleta: Semplici, Misurabili nel tempo, Adattabili, Realizzabili e Temporalmente accessibili. Gli obiettivi devono essere strategicamente performanti nel senso che non bisogna porsi un obiettivo troppo alto se non si è nelle condizioni giuste. Dal punto di vista temporale bisogna pianificare degli obiettivi di breve, medio e lungo termine. Il lungo termine è la mappa generale, il breve e il medio sono le piccole tappe. Questo è il modo in cui lavoro io, seguendo questo percorso di obiettivi SMART con cui si riesce a essere più pratici. L’atleta ha bisogno di concretezza e non di astrazioni o eccessivi ragionamenti: deve pensare, ma deve farlo concretamente. L’atleta usa il suo corpo e deve sentirlo, bisogna lavorare sul suo corpo. In base al dolore che senti in un tendine sai quanto puoi spingere e quanto no”

Esistono tecniche per migliorare la percezione dei segnali inviatici dal nostro corpo?
“Altro aspetto fondamentale è il ‘qui e ora’ ovverosia essere nel momento presente. Questo è un metodo che uso con i fondisti, ma anche con atleti e ciclisti, per far ritrovare loro la concentrazione. Occorre fare mente locale sul dove si è in quel preciso momento: pensare al fatto che si sta pedalando, alla sensazione di stare sul sellino oppure alla ruvidezza del manubrio aiuta a ritornare nel momento presente. Questo per i ciclisti, mentre per i fondisti ci sono i bastoncini e per gli atleti la sensazione del piede all’interno della scarpa. Basta poco, anche solo venti secondi di questo esercizio, per tornare al tempo presente”

Federica Falcoz
Federica Falcoz

L’alimentazione in gara: quali sono gli aspetti psicologici?
“L’alimentazione in gara è una parte che non tratto, ma delego agli specialisti. Detto ciò molti disturbi gastrointestinali arrivano dalla mente. Soprattutto nelle gare molto lunghe come il Tor des Géants, molti runner vanno in crisi con il mal di stomaco, ma poi si scopre che l’alimentazione non c’entra e le cause sono la fatica, l’ansia e la tensione emotiva”

Oltre agli sport di resistenza quali sono le discipline di più breve durata in cui può essere utile l’apporto di uno psicologo?
“Io lavoro anche con i tennisti. Nel tennis c’è tutto: è uno sport di resistenza nel momento in cui la partita ti dura tre ore, ma è anche uno sport molto esplosivo. Ovviamente dipende tutto dalla persona: il mio lavoro funziona se la persona è predisposta. Può essere un pallavolista, un runner, un ciclista o un golfista, ma deve avere una predisposizione personale a lavorare insieme.  Maggiore è la disponibilità dell’atleta, professionista o amatore che sia, migliore sarà il percorso comune intrapreso con il proprio psicologo”

Se negli sport individuali la psicologia dello sport è una realtà consolidata già da tempo, negli sport di squadra si sta prendendo coscienza ora della necessità di supporto psicologico ai propri atleti.
“Negli sport di squadra il supporto degli psicologi sta aumentando soprattutto laddove c’è paura del drop out, vale a dire dell’abbandono, e nelle squadre giovanili. Lo psicologo dello sport ha a che fare con gli sport di squadra soprattutto per gestire le dinamiche interne al team stesso, per gestire il rapporto fra allenatore e squadra e, nei casi dei più giovani, per gestire il rapporto fra allenatore, genitori e squadra che è sempre molto teso, soprattutto in sport come il calcio. È una strada lunga: le società non hanno disponibilità, sono scettiche o vogliono vedere i risultati subito. Quelli con i giovani atleti sono percorsi lunghi e i risultati non si possono certo vedere dopo una settimana. In generale, anche con un atleta adulto, si costruisce un percorso che dura come minimo tre mesi. Questo per quanto concerne il mio metodo di lavoro”.

Chi volesse contattare Federica Falcoz (qui il suo profilo LinkedIn) per un consulenza può mandare una mail a falcoz.federica@gmail.com

Foto di Davide Mazzocco

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Giornalista e ciclista, è riuscito a far convivere le sue due passioni scrivendo di bici per numerose testate, fra cui "Ciclismo" e "L'Unità". Colleziona colli alpini ed è sempre a caccia di nuovi itinerari fra Italia, Francia e Portogallo. Ha pubblicato diversi libri fra cui "Storia del ciclismo" e "Grimpeur".
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