Perché ci sono sempre più campi da calcio in erba sintetica?

campi calcio erba sintetica

Negli ultimi anni stiamo assistendo in Italia ad un aumento dei campi da calcio in erba sintetica. Sono diversi ormai gli impianti adoperati da club che militano anche nelle serie maggiori ad aver abbandonato per sempre l’erba naturale. Da Novara a Cesena, passando per tantissime società che militano nei campionati di Serie D, Eccellenza e Promozione, più al Nord che al Sud. È fuori di dubbio che ci sia una tendenza che nei prossimi anni porterà tante altre società, professionistiche o meno, e i comuni proprietari degli impianti, a passare all’erba sintetica.

Un fenomeno che riguarda inevitabilmente anche le scuole calcio, con i genitori sempre più esigenti (giustamente) anche dal punto di vista delle strutture. E non mi è capitato poche volte di sentirmi dire: “mister mio figlio andrà in quell’altra scuola calcio perché lì hanno un bel campo in sintetico”.

I primi campi in erba sintetica apparvero in Europa all’inizio degli anni ’70, con intaso di sabbia e filati in polipropilene, non superavano i 28 cm di altezza. Negli anni ’80, invece, si è diffuso un nuovo standard con filati in polietilene più morbidi e con fibre alte circa 30 cm. Inoltre, l’intaso era costituito sia da sabbia sia da granuli di gomma. Un importante passo in avanti rispetto alla prima generazione, ma negli anni ’90 arrivò un’altra tipologia di erba sintetica, ancora migliore, che ha definitivamente consacrato questo tipo di tappeti per campi da calcio.

La terza generazione di erba sintetica è caratterizzata da una maggiore lunghezza delle fibre, che vanno da un minimo di 40 ad un massimo di 60 mm, e da un intaso prestazionale che viene diffuso tra le fibre in modo che i tacchetti abbiano una migliore aderenza. Con questi tipi di campi, sono garantite prestazioni ottimali e condizioni di gioco molto più vicine a quelle dei terreni in erba naturale. L’intaso prestazione è realizzato da granuli in elastomero ed eventualmente realizzato con gomme termoindurenti o con elastomeri termoplastici realizzati appositamente.

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I campi in erba sintetica esistenti in Italia, a parte qualche caso di strutture obsolete, sono ormai sostanzialmente di due tipi:

– senza materassino elastico: lunghezza delle fibre tra 50 e 60 mm, strato di sabbia da 10 a 15 mm e intaso prestazionale da 25 a 35 mm;

– con materassino elastico: lunghezza delle fibre tra 40 a 50 mm, strato di sabbia da 10 a 15 mm e intaso prestazionale da 8 a 15 m.

Secondo gli esperti è ovviamente preferibile la versione con materassino elastico, in gergo definito come shock pad o e-layer. Si tratta di uno strato posto al di sotto del tappeto in erba sintetica che dà elasticità e morbidezza alla superficie di gioco diminuendo lo strato di intaso prestazionale e utilizzando erba sintetica con filamenti più corti. Entrambi i modelli garantiscono l’adeguamento agli standard Fifa, ma la seconda tipologia garantisce anche una diminuzione dei costi di costruzione del campo.

Campi in erba sintetica: i vantaggi

Perché si stanno diffondendo sempre di più i campi in erba sintetica? Innanzitutto il prato artificiale, a differenza di quello naturale, offre le stesse condizioni di gioco in ogni partita. L’erba naturale dopo circa 300 ore di gioco tende a cedere. Inoltre, l’erba sintetica resiste meglio agli agenti atmosferici. In caso di pioggia, infatti, niente pozzanghere, fango o aree prive di manto. Nessun rischio di rinvio dei match.

Anche a livello di manutenzione c’è un abisso: il campo di gioco in erba sintetica non ha bisogno di semina, concimazione e tutte quelle altre operazioni di preparazione alle partite. I manti erbosi artificiali consentono di risparmiare tempo e denaro in termini di manutenzione e può durare fino a 10-15 anni mantenendo sempre le stesse condizioni.

Infine, i campi in erba sintetica consentono di recuperare spazio, poiché si possono adattare più facilmente a diverse discipline, soprattutto nel caso di campi piccoli: calcetto, volley, basket…

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Giornalista e istruttore tecnico di scuola calcio, scrivo e studio sport praticamente 24 ore al giorno guidato da un irrefrenabile ottimismo nei confronti delle nuove generazioni.
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