I segreti di Davide Rebellin e Rinaldo Nocentini: intervista ai due veterani del gruppo

Sport Folks ha incontrato i due veterani azzurri durante la Volta a Portugal

Si è conclusa quest’oggi, con il successo dello spagnolo Raul Alarcon, la settantanovesima edizione della Volta a Portugal. Fra i protagonisti della corsa lusitana ci sono stati due corridori italiani la cui carriera sta andando ben oltre la soglia anagrafica dei 35 anni che per molti corridori è il momento di appendere la bicicletta al chiodo: Davide Rebellin e Rinaldo Nocentini.

È indubbio che la carriera dei corridori professionisti si sia allungata e che molti corridori riescano a essere competitivi anche dopo una certa età. Pensiamo all’exploit di Christopher Horner che nel 2013 riuscì a vincere la Vuelta a España un mese prima del suo quarantaduesimo compleanno o ad Alejandro Valverde che ha dominato la prima parte della stagione 2017 vincendo Ruta del Sol, Vuelta a Catalunya, Giro dei Paesi Baschi, Freccia Vallone e Liegi-Bastogne-Liegi con 37 primavere sulle spalle.

Davide Rebellin ha compiuto 46 anni lo scorso 9 agosto, proprio durante la Volta a Portugal. Nel corso dell’impegnativa corsa a tappe lusitana si è piazzato tre volte fra i primi dieci di tappa e ha concluso al ventisettesimo posto della classifica generale.

Rinaldo Nocentini, 40 anni il prossimo 25 settembre, si è arreso solamente nel tappone di Guarda, ma ha lottato su tutti i traguardi più importanti, raccogliendo due terzi, un quarto e tre quinti posti e concludendo quarto nella classifica generale a 5’54” dal vincitore Alarcon.

Sia Rebellin sia Nocentini avevano già brillato nel campionato italiano piazzandosi, rispettivamente, 10° e 3°. Entrambi rappresentano un esempio di come si possa essere competitivi alla soglia o oltre la soglia dei quarant’anni che sembrava un tabù fino a dieci o venti anni fa (tranne rare eccezioni).

Ricordiamo che due anni fa Rebellin è riuscito a imporsi nella Coppa Agostoni battendo in volata Vincenzo Nibali e che tre anni fa si è imposto nel Giro dell’Emilia staccando gli avversari sull’erta di San Luca, uno degli arrivi più impegnativi del calendario italiano.

Stesso discorso per Rinaldo Nocentini che, difendendo i colori dello Sporting-Tavira, disputa la maggior parte delle gare nella penisola iberica. Il corridore italiano che fu per otto giorni Maglia Gialla al Tour de France del 2009 ha trovato una nuova dimensione nelle corse portoghesi e in alcune gare a tappe del calendario spagnolo. In Portogallo, dove i percorsi sono selettivi e poco adatti alle ruote veloci, finisce quasi sempre sul podio delle corse a tappe o in linea. Quest’anno ha vinto una tappa alla Volta ao Alentejo, piazzandosi 2° in classifica, è giunto 2° nella Classica Aldeias do Xisto e 2° nel Gp Torre Vedras – Trofeu Joaquim Agostinho.

Ma come si fa a continuare a gareggiare ad alto livello contro ciclisti che hanno 15 o 20 anni in meno? Si sfrutta la capacità, maturata col tempo, di muoversi in corsa in modo da economizzare lo sforzo. Se è vero che con l’età si perdono lo scatto e l’esplosività tipici della gioventù, è anche vero che le qualità di resistenza degradano in maniera meno considerevole. Come spiega Davide Rebellin, nell’intervista in apertura, occorre sopperire al fisiologico calo della brillantezza curando maggiormente l’alimentazione, il recupero e i lavori specifici. Il corridore veronese, per esempio, lavora tantissimo sulla salita, allenandosi nell’entroterra della Costa Azzurra.

Anche Nocentini, dopo diciassette stagioni ad altissimi livelli, ha trovato in Portogallo un calendario in linea con le sue caratteristiche di passista scalatore. L’avventura lusitana è destinata ad allungargli la carriera e, visti i risultati di quest’anno, è probabile che lo vedremo in gruppo anche nel 2018, in quella che sarà la sua ventesima stagione professionistica.

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Giornalista e ciclista, è riuscito a far convivere le sue due passioni scrivendo di bici per numerose testate, fra cui “Ciclismo” e “L’Unità”. Colleziona colli alpini ed è sempre a caccia di nuovi itinerari fra Italia, Francia e Portogallo. Ha pubblicato diversi libri fra cui “Storia del ciclismo” e “Grimpeur”.

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