El Número Nueve, Batistuta si racconta in un documentario

El numero nueve - Documentario su Batistuta

El Número Nueve è un documentario dedicato a Gabriel Omar Batistuta, diretto da Pablo Benedetti, che è stato presentato ad Alice nella Città. Racconta cosa c’è dietro i 184 gol che l’argentino ha segnato nel nostro campionato fra rinunce, sacrifici, gioie e dolori di un campione che odiava il calcio.

Il regista – neanche a dirlo di fede viola – Pablo Benedetti ha deciso di parlare del suo idolo perché era un “personaggio perfetto” a cui dedicare un documentario. L’attaccante argentino ne El Número Nueve si mette a nudo: “Avevo voglia di raccontarmi dopo tanti anni che mi sono nascosto per proteggere la famiglia e i bambini: ho quattro figli adolescenti e fanno fatica a scegliere cosa fare nella vita, per me è stato semplice. Il calcio mi dava quest’opportunità, ne sapevo poco, ma sapevo individuare un obiettivo per perseguirlo, non è stato facile. Ho iniziato a 18 anni, ho passato metà della carriera a imparare e a puntare l’obiettivo. Lo voglio raccontare ai ragazzi. Ci vedono con le belle macchine, le copertine, non ci vedono quando fa male la caviglia, quando lasciamo la famiglia, quando non escono le cose in campo e soffri, l’ho fatto per tanti calciatori che sono usciti dalla carriera”.

Una carriera in Italia con tre maglie di squadre rivali, Fiorentina, Roma e Inter, eppure Batistuta è stato amatissimo da tutte le tifoserie dello Stivale: “Probabilmente perché ero molto simile alle persone che non giocavano a pallone, non mi hanno mai visto come Messi, Cristiano Ronaldo o Maradona. Quelli erano calciatori e lo sapevano fare. La vita è così in tutti gli ambienti… Perché la gente mi rispetta? Perché sono uno normale.

La normalità del campione Batistuta emerge nelle scene, citazioni e nei racconti del documentario di Pablo Benedetti, in particolare alcune delle massime pronunciate dall’argentino non sfigurerebbero su poster motivazionali e come mantra: “Non ci ho fatto caso, non ho seguito un copione, tutto quello che ho detto mi è venuto dal cuore, è quello che ho detto ai miei figli, che dico a tutti. Cercare di migliorarsi in qualsiasi aspetto, sapere che oggi hai provato a essere migliore di ieri, ho inseguito gli altri calciatori perché ero indietro poi tornavo a casa felice perché mi ero comportato bene, non ci riuscivo sempre, ma mi faceva sentire vivo”.

Batistuta ne “El Número Nueve”: la semplicità di un campione

Batistuta con la moglie nel doc El numero nueve

Una semplicità e un’umiltà ancora oggi amatissima dai tifosi d’Italia e non solo: “È una questione di rispetto, i calciatori lo sanno che tutti entrano in campo per vincere, ma a volte le cose non escono. Noi cercavamo dai tifosi il rispetto, ringrazio perché sono stato fortunato, dove vado la gente ancora oggi mi ricorda. Il rispetto di tutti i tifosi è il premio più grande, ho trasmesso emozioni, non tutti i calciatori ci riescono anche se sono bravi… anche se hanno fatto più sacrifici. Siamo trasparenti”.

Batistuta cita due colleghi che in questo momento sono molto amati da tifoserie diverse: Siniša Mihajlović e Gianluca Vialli. Su di loro dice: “Loro due lo sanno bene, hanno dato tanto e si meritano di essere accompagnati in questi momenti difficili, noi spariamo dalla scena e resti solo, è un percorso che impari a fare e lo impari con gli anni”.

Dopo Maradona, ecco dunque El Número Nueve, che parla di un’altra stella del calcio argentino. Se il documentario di Asaf Kapadia raccontava il rapporto che legava el Diego a Napoli, quello di Benedetti approfondisce il legame fra Firenze e Batistuta. L’attaccante ha anche raccontato cosa gli manca di quegli anni e cosa, invece, manca al calcio di oggi: “Io volevo fare le cose bene, la domenica quando la gente pagava per vedermi io non mi sentivo di farlo senza voglia, avevo molta pressione e volevo che la gente tornasse a vedermi e andasse a casa contenta. Oggi, invece, il calcio è sommerso dal business, è difficile dire le cose in faccia, io sono nato così, se sono in un ambiente che non è così, non riesco a muovermi”.

Batistuta racconta anche il suo modo di vivere il mondo del calcio: “L’ho sempre visto come un momento finito nella mia vita, pensavo solo ad applicarmi al massimo, dopo 20 anni che non gioco essere ancora riconosciuto vuol dire che la gente mi apprezza per quello che ho fatto. Non ti aspetti tanto affetto, mio padre mi diceva: ‘Quando fai goal la gente ti vede come bello, se li sbagli diventi brutto’. Amo ancora Firenze, mentre quando andavo in campo con la Roma sembrava fossi nato qui”.

Alla presentazione del film, Batistuta è arrivato con un tutore reduce dall’operazione alla caviglia sinistra:“Le mie caviglie mi hanno aiutato a smettere. Ho cercato altre vie, cresco vitelli, ho preso il brevetto da pilota, c’è una vita al di fuori del calcio, quando sei dentro pensi che se perdi ti senti un ladro, quando smetti non è più così, c’è un’altra vita fatta di cose semplici”.

Come la vita di Gabriel Omar Batistuta, raccontata nel documentario El Número Nueve prodotto da Sense Media.

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Giornalista professionista e grande appassionata di cinema e serie tv. Scrive per diverse testate nel web.
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