Diversamente ciclisti: 5 modi alternativi di pedalare
La bicicletta, o meglio la sua antesignana, nasce due secoli fa come mezzo di trasporto alternativo al cavallo. Col tempo il suo uso si estende al tempo libero e allo sport amatoriale e professionistico. Oggi, tra chi pedala per spostarsi in maniera ecologica, chi ama passeggiare, e chi gareggiare su due ruote, c’è anche chi usa i pedali in maniera alternativa. Ecco una carrellata semiseria di esemplari di ciclista “diverso”…
1. Il ciclista cicerone
Fin dalla notte dei tempi la bicicletta rappresenta, non solo un mezzo per andare al lavoro, ma uno strumento di lavoro. Anche oggi che l’arrotino con la mola a pedali fa parte del passato remoto, le occasioni di lavoro per i bikers sono in crescita; molte di esse assolutamente al limite dello schiavismo. Ne abbiamo scelte due, entrambe nel settore turistico, che ci sembrano particolarmente divertenti e appaganti (anche dal punto di vista economico).
Il guidatore di risciò: nell’immaginario collettivo ha gli occhi a mandorla e indossa il copricapo conico. In realtà, da quando i cinesi viaggiano solo in SUV, la passeggiata in risciò è diventata un vezzo per turisti nei paesi occidentali. A Milano c’è VeloLeo, un risciò che può ospitare due adulti e un bambino fino a 7 anni, che porta i turisti a spasso tra le principali attrazioni culturali e artistiche della città, tra cui si annoverano di diritto anche le vetrine di Gucci, Prada e compagnia. Ma è anche possibile scegliersi un tour personalizzato, lontano dai monumenti e dalle vetrine a cinque stelle. A differenza dell’auto, il risciò non conosce ZTL, va dappertutto (naturalmente nel rispetto delle norme del Codice della Strada) e non inquina.

Ai pedali ci sono ragazzi come Norby, simpatici, comunicativi, conoscitori delle lingue straniere e delle maggiori attrazioni turistiche della città. Norby fa parte dello staff fisso di VeloLeo, ha lasciato da poco gli studi e nella sua giornata, oltre a pedalare, trova anche qualche ora per insegnare Lingue. Si può però essere anche solo collaboratori occasionali se si è già occupati altrimenti: sono diversi gli studenti che modulano l’impegno sul tempo lasciato libero dallo studio.
Non si lavora in caso di pioggia, neve o freddo eccessivo. In estate invece il caldo non li ferma, ma per fortuna si può dirigere il tour all’ombra del Parco Sempione, con notevole sollievo per guidatore e turisti. A chi si chiede come si possa lavorare in estate, col caldo di Milano e magari con al seguito un paio di turisti XL, spieghiamo il trucco: i risciò sono a pedalata assistita. Non è richiesto quindi un fisico atletico. Norby, che atletico è, ci assicura che alla fine della giornata lavorativa non sente minimamente la stanchezza. I vantaggi di questo lavoro? Spostarsi per la città, conoscere tante persone diverse. Tra queste, racconta Norby, alcune tornano, lo riconoscono, ricordano il suo nome, ed è bellissimo il legame che si crea. A questi vantaggi si aggiunga un trattamento economico adeguato a cui si sommano, per i più bravi anche le mance. Chi ambisse a far parte dello staff di VeloLeo, può candidarsi qui: pedala@veloleo.it.
La guida in bicicletta: da Milano ci spostiamo a Napoli, dove da quattro anni è attivo Biketour Napoli, specializzato in turismo esperienziale. Biketour Napoli organizza, in città e dintorni, tour in bicicletta che partono da tre punti d’incontro e permettono di scegliere tra itinerari diversi, sia proposti che personalizzati. Chi fosse appiedato ha la possibilità di noleggiare la bici direttamente ai punti di partenza dei tour.
I collaboratori di Biketour Napoli non sono delle guide, ma degli accompagnatori che pedalano per la città insieme ai clienti, mostrando loro le attrazioni turistiche. Diego ci spiega che è richiesto loro di “essere capaci di muoversi bene in bici in un contesto urbano affollato e complesso come quello napoletano, parlare bene almeno l’inglese (ora abbiamo accompagnatori in olandese, francese, spagnolo, portoghese oltre all’ inglese), essere comunicativi, attenti alle esigenze ed agli interessi dei clienti, flessibili con gli orari e in grado di risolvere i problemi. Insomma devono essere amichevoli leader del gruppo che li segue. Al resto ci pensa Napoli ed i suoi magnifici scorci!” Aspetti negativi? “Menziono in negativo il caotico habitat delle strade di Napoli, a cui dobbiamo far fronte con le nostre risorse conoscitive relativamente alla scelta dei migliori percorsi per i clienti. Anche la scarsità e la lentezza del trasporto pubblico e le difficoltà di comprensione della rete mettono a dura prova i clienti che vogliono raggiungerci. Ma per il resto si tratta di un’attività piacevole, green e che dà la possibilità di visitare luoghi in maniera diversa”. Aggiungiamo che ogni accompagnatore segue mediamente un centinaio di tour all’anno.
2. Il ciclista musicista
I Têtes de Bois sono un gruppo musicale lontano dalle logiche commerciali ma vicino ai temi sociali, ambientali e col pallino della sperimentazione. Non per niente, artisticamente parlando, nascono (nel 1992) con un concerto a Campo de’ Fiori, su un vecchio camioncino Fiat 615 acquistato da un rigattiere, che diventa palco ambulante. Il loro sound raffinato è un bouquet di folk, rock, con note di jazz e blues. Muse ispiratrici, a cui le loro note dedicano varie citazioni, sono gli chansonnier francofoni, in particolare Leo Ferré.
Ma non dovevamo parlare di bicicletta? Appunto! Possiamo affermare che la bicicletta sta ai Têtes de Bois come la Dama Bianca sta a Coppi. Esagerazioni a parte, il rapporto che lega i Têtes de Bois alle due ruote è indiscutibile: non solo alla bicicletta hanno dedicato diversi brani (tra cui Alfonsina e la bici, il cui videoclip che potete vedere qui sotto, diretto da Agostino Ferrante è interpretato, niente meno, che da Margherita Hack in veste di meccanico) ma anche progetti, come la Transumanza a Pedali, iniziativa contro le mafie e le ecomafie.
Quello di cui vogliamo parlare qui però, è l’originalissimo Palco a Pedali ideato da Andrea Satta, voce del gruppo, progettato da Gino Sebastianelli, realizzato dalla Just in Time di Mauro Diazzi e inaugurato in occasione del Goodbike Tour. I pedali, in realtà non sono sul palco ma in platea. Le luci della ribalta, però, come pure audio, video ed effetti speciali, sono totalmente alimentati dall’energia sprigionata da 128 ciclisti volontari che pedalano per i 70 minuti di spettacolo. Senza di loro non ci sarebbe musica. Si può pensare che questo concerto bisogna proprio sudarselo! Non è così perché la pedalata richiesta è tranquilla. È un po’ come fare una passeggiata in bicicletta ascoltando musica. Senza contare che, a patto di non sfilare la bici dal cavalletto, ci si può alternare con altri spettatori durante il concerto, magari con quelli iscritti in lista d’attesa. I volontari arrivano con la propria bici, che viene inserita su un cavalletto dotato di dinamo a volano. Per chi ne fosse sprovvisto, se ne trovano in loco venti disponibili, anche misura bambino. Chi non pedala può godersi il concerto dagli spalti.

Il palco a pedali, dopo il debutto del Goodbike Tour, viene ora usato in occasione di eventi particolari e in contesti specifici. Nasce per diffondere una cultura ambientalista, che non solo cerca di promuovere l’utilizzo di un’energia diversa, ma vuole riscrivere i rapporti con la città incentivando l’uso di un mezzo che oltre ad aiutare l’ambiente fa bene alla salute e permette di vedere il mondo circostante con occhi diversi rispetto a chi si sposta in auto.
Per diventare pedalatori volontari ai prossimi concerti dei Têtes de Bois ci si può iscrivere direttamente dalla loro pagina Facebook oppure ai riferimenti indicati dalle campagne che promuovono i singoli eventi. Chi prima arriva meglio alloggia, ma nel caso in cui i 128 posti fossero già occupati, si può sempre ripiegare sulla lista d’attesa.
3. Il ciclista “alcolista”
I pub a pedali circolano all’estero con nomi diversi già da parecchi anni, e in Italia dal 2013. I primi esemplari sono state le DRINK TOUR BIKE B6 progettate da due fratelli salentini, Domenico e Vincenzo Cocciolo i quali, figli di poliziotto, si sono attenuti rispettosamente alla legge, limitando a sei il numero dei partecipanti al tour etilico, che esclude tassativamente minorenni. Ovviamente i minorenni possono partecipare, ma limitandosi a bere drink “innocenti” e per non lasciare nessuno del gruppo a bocca asciutta, i mezzi sono dotati di un guidatore professionista. Successivamente è arrivato il Birriciclo©, una creazione di Riccardo Genova presentata al Fuorisalone 2014. Nello stesso anno Birriciclo® diventava proprio a Milano, una presenza fissa, con alla base una filosofia, che coniugava spirito green e divertimento, sintetizzata dal motto “Hai voluto bere? Adesso pedala!”. La formula era semplice: si poteva noleggiare il Birriciclo© in gruppo su prenotazione, scegliendo il quantitativo di birra da “erogare” al team, oppure saltar su alle fermate, bere una birra e scendere. I mezzi erano di volta in volta guidati da un “Bob” diverso, l’amico sobrio del gruppo, che in cambio dell’impegno a non bere riceveva la corsa gratis (e ci mancherebbe!) e uno sconto come passeggero al giro successivo. Oggi i Birriciclo©, che da Milano si erano poi diffusi ad altre città italiane, sono spariti, anche per problemi di viabilità, essendo sovradimensionati rispetto a quanto ammesso dal Codice della Strada.
Le prime Drink Tour Bike sono state utilizzate in Salento in occasione di eventi legati al ciclismo, abbinati a degustazioni di prodotti locali. “Ci accorgemmo immediatamente, che tali mezzi a pedali, avevano veramente qualcosa di speciale” racconta Domenico “in quanto, tutta la gente che li osservava circolare in città, (dai bambini agli anziani, dai turisti ai locali) aveva automaticamente un sorriso stampato sul volto e, nel corso degli anni, abbiamo esteso la produzione e distribuzione conquistando diverse città italiane da Nord a Sud: Milano, Torino, Venezia, Aosta, Firenze, Bologna, Roma, Potenza, Matera, Porto Torres, Polignano a mare, Brindisi, Lecce e altre”. In alcune di queste città le Drink Tour Bike, con la bella stagione, sono una presenza costante: a volte sono gli stessi bar locali che integrano la postazione stanziale con una mobile. In altre città circolano solo in occasione di determinati eventi. Non essendo un franchising non ha regole fisse, pur offrendo in tutti i casi sia la prenotazione che la possibilità di unirsi “al volo”. Per sapere come e quando utilizzarle si può andare sulla pagina Facebook di Drink Tour Bike Italia, e indicando la città a cui si è interessati, essere messi in contatto con il gestore locale. I pub a pedali vengono noleggiati dall’utenza privata per svariati eventi. I più gettonati sono sicuramente gli adii al celibato o nubilato. Ma anche compleanni, uscite aziendali, feste di Halloween, rimpatriate di classe.
È lecito domandarsi come facciano i pedali perpendicolari alle ruote a mandare avanti i mezzi. Ebbene, le Drink Tour Bike B6 sono costituite da una meccanica che permette, attraverso sistemi di trazione multipla, sia l’avanzamento del mezzo in un’unica direzione, sia la pedalata autonoma. Chi si stanca prima può far pedalare gli altri senza paura di bloccare il mezzo. Tra l’altro è possibile utilizzarle sia con la sola trazione meccanica a pedali, che con la pedalata assistita, assolutamente indispensabile in caso di sbronza.
4. Il ciclista salutista
Parafrasando il motto del Birriciclo©, quello del Juicy Cycling Bar potrebbe essere “Vuoi bere? Pedala!”. La conditio sine qua non per potersi gustare un centrifugato di frutta e verdura, è infatti quella di far andare le gambe. Siamo sicuri che i più, dopo tanta fatica, preferirebbero premiarsi con un bel Campari Orange che con un frullato di sedano, ma il ciclista è per natura salutista. Lo scopo del Juicy Cycling bar è proprio quello di permettere agli avventori di bere un succo di frutta e verdura preparato al momento, coinvolgendoli direttamente nell’azione. I benefici dei succhi di frutta e verdura sono noti a tutti: rafforzano il sistema immunitario, disintossicano l’organismo, migliorano l’umore e accelerano il metabolismo, sopratutto se per averli si deve pedalare. È noto anche che l’attività fisica, oltre a far dimagrire, stimola il pensiero positivo. Se poi ci aggiungiamo che il bar è stato progettato dandogli una forma che invita alla socializzazione tra gli avventori, l’effetto felicità è assicurato.
Il Juicy Cycling Bar è un progetto di Olga Goloshchapova e Olga Becker, presentato al Public Design Festival durante il Fuorisalone 2014 di Milano. Consta di un bancone da bar composto da moduli singoli, collegabili all’infinito, anche creando circonferenze multiple. Ogni modulo è dotato di un generatore elettrico a pedali collegato a una centrifuga personale posta su un piccolo tavolo. Far funzionare la centrifuga durante la preparazione del succo, non richiede energia aggiuntiva a quella fornita dalla pedalata.
Oltre che salutista e social, il progetto è doppiamente ecologista. Il Juicy Cycling Bar è infatti costruito con materiali riciclati e riciclabili e in parte biodegradabili: legno, vecchie biciclette e bobine per i cavi. La frutta e le verdure, fortunatamente, sono invece fresche e di stagione.
5. Il ciclista storico

Ed eccoci all’ultimo esemplare di pedalatore alternativo: il concorrente del Gran Premio del Biciclo Storico. Ad essere alternativo in questo caso, è il mezzo. La competizione, unica in Europa, va in scena ogni anno a Fermignano la seconda domenica di settembre, ed è una sfida tra contrade che tende a ricreare l’ambiente ottocentesco, con partecipanti vestiti (e baffuti) alla moda dell’epoca. Nonostante sia una una competizione “interna”, i contradaioli possono anche essere di importazione. Non è, però, che uno possa alzarsi la mattina pensando “Ma sì, vado a correre col biciclo a Fermignano”.
Il perché ce lo spiega Emanuele Feduzi, Primo Cittadino e – ormai ex, per ragioni di imparzialità istituzionale – corridore di biciclo fin dalla più tenera età. Emanuele vanta proprio il primato di essere stato il più giovane concorrente della manifestazione, a soli 14 anni. Torniamo al motivo per cui, corridori di biciclo, non ci si improvvisa: “Il biciclo non ha freni. In più è a presa diretta, cioè la ruota è azionata direttamente dal pedale e non dalla catena. Quindi quando si smette di pedalare si ferma. Non ci si può fermare all’improvviso, ossia non si possono bloccare le gambe mentre si va ai 50 orari, altrimenti si rischia di cadere a faccia in avanti, mentre in bicicletta si possono lasciare i pedali e si continua ad andare. Un’altra differenza importante è che il biciclo ha la sella a un metro e mezzo da terra, e anche il baricentro, rispetto a una sella normale, è posizionato in maniera completamente diversa. Infatti si cade molto in avanti proprio perché il baricentro è spostato in questa posizione. In più abbiamo questa forcella che è lunga e flette molto, quindi anche la guidabilità del biciclo stesso è un po’ problematica. Il biciclo, inoltre, è studiato solo per la pianura. E le vibrazioni si amplificano in maniera esagerata (sembra a volte che le mani si stacchino dal manubrio) perché è dotato di gomma piena. E per finire, essendo dotato di gomma piena, basta un velo di umidità per farlo scivolare. Prima di poter arrivare a gareggiare si cade un’infinità di volte (e anche dopo ndr). Anche quando ti sembra di essere tranquillo non è facile, perché c’è una staffa per salire, una per scendere, la partenza è a spinta e a volte si cade anche solo in quella fase, non si può curvare troppo altrimenti si striscia con la gamba nella ruota, e magari uno è stanco e arriva nella curva troppo forte, gli viene da frenare come fa nella bicicletta normale e cade a terra”. L’allenamento: ovviamente non è possibile farlo, come con una normale bicicletta, dappertutto e in qualunque orario. “Io vado nella zona industriale la mattina alle 5 e mezza per evitare il traffico e i mezzi pesanti. Comunque bisogna essere sempre in coppia. Ci deve essere qualcuno con la bici o il motorino che funga da tutor”. Una sorta di safety bike per intenderci.
Dopo tanti spunti incoraggianti ipotizziamo che non ci sarà la fila tra i nostri lettori per gareggiare. I più temerari che non si fossero ancora fatti dissuadere possono candidarsi scrivendo alla Pro Loco (info@proloco-fermignano.it) che provvederà a metterli in contatto con le contrade in cerca di concorrenti.
Due parole sulla gara: i concorrenti sono suddivisi in due categorie, Amatori e Tesserati, a cui corrispondono altrettante finali. Il percorso di 2,7 km ( 4 km per la sola finalissima Tesserati) si snoda tra le vie cittadine, e dato che Fermignano non è dotato di una Fifth Avenue, prevede necessariamente svolte e curve, più o meno strette. Non una cosa proprio semplice e a rischio zero quando si guida un mezzo come questo. Ma lo scopo dei concorrenti è quello di divertirsi e far divertire. Ci stanno quindi le “sportellate”, le cadute e anche gli insulti tra contradaioli che dopo la competizione se ne vanno tutti insieme a festeggiare in allegria vincitori e vinti.













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