Intervista a Damiano Cunego: l’addio al ciclismo del Piccolo Principe

Damiano Cunego intervista - ultima corsa

Dopo diciassette stagioni fra i professionisti, il leader della Nippo-Vini Fantini-De Rosa abbandona l’attività. Ecco cosa ci ha raccontato il campione veronese che si appresta a chiudere col ciclismo agonistico.

Sono passati sedici anni da quell’estate in cui Damiano Cunego, appena 21enne e alla prima stagione fra i professionisti, arrivò da solo al traguardo del Giro d’Oro facendo presagire una carriera ricca di vittorie. Tutte le promesse fatte da Cunego nelle categorie inferiori (un mondiale juniores e vittorie di prestigio nel breve passaggio fra gli Under 23) sono state mantenute nella massima categoria.

Nel 2004 Cunego è diventato uno dei più giovani vincitori del Giro d’Italia con una Corsa rosa pressoché perfetta. Un buon Campionato mondiale (8°) e il successo nel Giro di Lombardia lo hanno proiettato in vetta alla classifica mondiale a 23 anni, l’età in cui solitamente si passa fra i professionisti.

Questa precoce epifania ha fatto di Damiano Cunego il “Piccolo Principe” del ciclismo italiano, un corridore capace di attirare l’interesse di molti tifosi e appassionati che hanno continuato a seguirlo fino a oggi.

L'ultima vittoria di Damiano Cunego
L’ultima vittoria di Damiano Cunego nella sesta tappa del Tour of Qinghai Lake 2017, con traguardo a quota 4100 metri (bettiniphoto)

A 234 chilometri dalla fine della sua carriera di corridore Sport Folks ha intervistato Cunego per chiedergli un bilancio della sua carriera di corridore.

Dopo 17 stagioni fra i professionisti è giunto il momento di lasciare il ciclismo agonistico. Quali sono le tue sensazioni?

“Sto svolgendo gli allenamenti classici di una settimana-tipo con gara nel week end. Credo che solamente dopo la corsa di sabato inizierò a rendermi conto di che cosa vuol dire essere un ex corridore”

Torniamo indietro a un giorno di febbraio del 2002, al Giro di Liguria del tuo debutto.  Quali erano le tue aspettative passando fra i professionisti con un titolo mondiale fra gli juniores? A sedici anni di distanza credi di averle superate se non addirittura superate?

“Penso di aver fatto un buon lavoro. Non è facile vincere: io ho vinto molto e credo di avere fatto il giusto. C’è chi dice che avrei potuto fare di più e chi, invece, pensa che abbia superato le migliori aspettative. Da ragazzo pensavo che avrei avuto una carriera lunga e così è stato. Sono sempre stato convinto che sarei riuscito, così come sono convinto che riuscirò a far bene anche da ex corridore”

Il tuo anno magico è stato il 2004. Puoi ricordarci i momenti più importanti di quella stagione, quelli che hanno impresso una svolta decisiva alla tua carriera?

“Sono stati i cinque successi ottenuti prima del Giro d’Italia a farmi guadagnare un posto di primo piano in squadra e poi com’è andata è storia nota. È stata una stagione unica, conclusa con la vittoria nel Giro di Lombardia. Un anno eccezionale dall’inizio alla fine”

Damiano Cunego al Giro d'Italia 2016
Sul podio del Giro d’Italia 2016 con la maglia azzurra di miglior scalatore (bettiniphoto)

Tre Giri di Lombardia, un Amstel Gold Race, un argento mondiale e tante vittorie in tappe e corse in linea fanno di te uno dei corridori italiani più forti degli ultimi vent’anni. Quali sono state le vittorie più belle nelle classiche?

“Quando vinci tanto da giovane la gente si aspetta che tu possa confermarti per il resto della carriera, ma non è facile come sembra. Prima di me è successo anche a Saronni. Ho vinto tante corse in linea, tappe di giri e brevi corse a tappe, ma è ovvio che l’Amstel Gold Race e i tre Giri di Lombardia restino i successi più belli e importanti. Se devo scegliere uno fra i tre Lombardia scelgo l’ultimo, quello del 2008, perché sono arrivato da solo. Me ne sono andato a una quindicina di chilometri dal traguardo, a metà del Civiglio, e ho proseguito da solo sul San Fermo, fino al traguardo di Lecco. Per sette anni sono stato l’ultimo italiano ad avere vinto una classica monumento”

Qual è il rimpianto più grande della tua carriera?

“La tappa dell’Alpe d’Huez al Tour de France del 2006. Sono entrato in una fuga da lontano e abbiamo attaccato l’ultima salita con 3-4 minuti sul gruppo dei migliori. Sui tornanti dell’Alpe d’Huez sono rimasto con Schleck che mi ha staccato nel finale. Quel secondo posto rappresenta il mio rimpianto più grande. Fu davvero un buon Tour: arrivai 10° e vinsi la maglia bianca di miglior giovane”

Quanto ha contato l’appoggio dei tifosi in questi diciassette anni fra i professionisti?

“L’appoggio dei tifosi non mi è mai mancato, tanto nei momenti buoni come in quelli meno buoni. C’è stato un momento in cui erano attivi quindici fan club con il mio nome, da quello del mio paese Cerro Veronese a quelli operanti all’estero. In Giappone c’è uno zoccolo duro di tifosi che mi segue da quindici anni. Si tratta di una sorta di ‘investimento’ che ho fatto in giovane età quando ho iniziato ad andare a correre la Japan Cup mentre gli altri corridori anticipavano le loro vacanze a fine ottobre. Questo legame si è rinsaldato ancor di più in queste ultime stagioni, correndo per sponsor nipponici. Quando vado in Giappone trovo sempre uno striscione dei miei supporter”

Damiano Cunego all'Adriatica Ionica Race, ultima gara a tappe
L’Adriatica Ionica Race è stata l’ultima gara a tappe della carriera di Damiano Cunego (bettiniphoto)

Il nostro magazine è rivolto ai praticanti. Tu quale consiglio daresti a un giovane o a un cicloamatore che si avvicina a questo sport così faticoso?

“Ai giovani direi di provarci senza farne un’ossessione e, soprattutto, senza trascurare gli studi. Ai cicloamatori, invece, consiglierei di fare sport per stare in salute e di pedalare per godersi le emozioni dell’andare in bicicletta. Vedo tanta competizione in giro, ma penso che si dovrebbe interpretare il ciclismo soprattutto come una sfida con se stessi”

Cosa farai ora? Rimarrai nel mondo del ciclismo o hai altri progetti?

“Nei prossimi sei mesi ho un calendario di eventi con la Nippo-Vini Fantini-De Rosa dove continuerò a essere una figura di riferimento del team, pur non pedalando. Nel 2019 parteciperò ad altri eventi della mia attuale squadra, ma sto anche progettando dei training camp rivolti agli appassionati di bici nel Canton Ticino. Potrò pensare con più calma al futuro a partire dalla prossima settimana”

E il campionato italiano di sabato?

“Marco Canola ha una buona condizione e vuole provare a vincere. Io e i miei compagni saremo al suo servizio”.

Foto Bettiniphoto e  Vasilios Valassis – Ufficio Stampa Nippo-Vini Fantini-De Rosa

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Giornalista e ciclista, è riuscito a far convivere le sue due passioni scrivendo di bici per numerose testate, fra cui "Ciclismo" e "L'Unità". Colleziona colli alpini ed è sempre a caccia di nuovi itinerari fra Italia, Francia e Portogallo. Ha pubblicato diversi libri fra cui "Storia del ciclismo" e "Grimpeur".
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