Salite da scoprire: Colle della Maddalena
La salita cuneese è indissolubilmente legata all’impresa di Fausto Coppi al Giro d’Italia del 1949.
Il 10 giugno 1949 quello da molti ritenuto come il massimo exploit della storia del ciclismo comincia sulle rampe del Colle della Maddalena, salita non molto dura ma lunghissima, adatta ai lunghi rapporti quindi a un passista scalatore come Fausto Coppi che, sugli ampi tornanti che portano ai 1996 metri di questo colle, mette fra sé e gli avversari un vantaggio che diventerà abissale sul Vars, sull’Izoard, sul Monginevro, sulla salita di Sestriere e nella lunga discesa verso Pinerolo.
A pochi metri dalla sommità una stele ricorda Fausto Coppi e la frase “un uomo solo al comando” con la quale Mario Ferretti aprì la radiocronaca di quella memorabile giornata di sport.
Da allora il ciclismo professionistico ha frequentato poco questa salita e la chiusura del Col de Larche (il versante francese dell’ascesa) l’ha resa impraticabile alle corse transfrontaliere.
Il versante italiano resta invece praticabile e offre la possibilità di misurarsi con una salita che ha scritto una pagina epica del ciclismo anche ai ciclisti non particolarmente adatti alla salita.
Partendo dal bivio del Colle della Lombarda (890 metri), la salita si sviluppa per 31 km con una pendenza media del 3,6%.
La parte iniziale è un fondovalle in leggera pendenza, sulla SS 21. L’ascesa è talmente leggera che per raggiungere i 1246 metri di Pietraporzio ci vogliono 12,6 km. In questa prima parte il dislivello è, quindi, di 356 metri, con una pendenza del 2,8%. Si può salire di rapporto e scaldarsi prima di iniziare il tratto di salita “vera”, quello successivo all’abitato di Pietraporzio.
Ai primi tre chilometri al 3,1%, ne seguono 5,5 al 5,2% fino a Bersezio. È un tratto nel quale la valle si stringe e si transita anche in una galleria che nella seconda parte ha delle grandi aperture sul lato destro che permettono ai ciclisti di respirare e di essere maggiormente visibili.
Subito dopo la galleria iniziano i primi tornanti, seguiti da un lungo rettilineo in salita che conduce fino a Villaggio Primavera. Quattro ulteriori tornanti e si arriva finalmente ai 1624 metri di Bersezio.
In questo punto la salita si fa più abbordabile: i tre chilometri che conducono all’Argentera hanno una pendenza media dell’1,9% e sono nuovamente privi di tornanti.

Giunti nell’ultimo centro abitato della valle è d’obbligo fermarsi per riempire la borraccia nella fontana situata sulla parte destra della strada per osservare con attenzione le tipiche abitazioni di montagna di questo suggestivo borgo alpino.

Dopo Argentera inizia il tratto più affascinante della salita, tre chilometri di ascesa al 5,5% caratterizzati da ben dieci tornanti. Si tratta di un tratto altamente spettacolare, dove il paesaggio si apre su di una valle laterale e la vegetazione diventa progressivamente più rarefatta.
Se si affronta la salita o la discesa all’imbrunire si può avere la fortuna di incrociare qualche animale selvatico: quando il transito di veicoli motorizzati si fa meno frequente non è raro vedere sulla strada volpi e stambecchi.
Nella parte finale della salita le pendenze si attenuano: gli ultimi tre chilometri e mezzo hanno una pendenza media del 3,9%. Dopo un paio di tornanti la strada si sviluppa fino alla sella posta a 1996 metri d’altitudine in uno scenario davvero suggestivo.
Arrivati in cima non ci sono fontane, ma ci si può rifocillare nel bar di frontiera. Come abbiamo detto in precedenza, sulla parte destra della strada una stele ricorda l’impresa di Coppi. Ma il modo più empatico per ricordarlo è sicuramente quello che vi abbiamo appena descritto: mettersi in sella, mettercela tutta.













