Salite da scoprire: Col de l’Iseran

Col de l'Iseran in bici

Con i suoi 2770 metri è il colle più alto d’Europa

Con i suoi 2770 metri il Col de l’Iseran è il colle più alto d’Europa e una delle strade automobilistiche più elevate del Vecchio Continente: a soffiargli questo suo antico primato sono la Cime de la Bonette (2802 metri) e il Tiefenbachferner (2829 metri) e il Pico Veleta (3367 metri).

Si tratta di una salita poco frequentata dal ciclismo professionistico. Dal 1938 a oggi il Tour de France è transitato sulla montagna che separa le valli della Maurienne e della Tarentaise sette volte: i belgi Félicien Vervaecke (1938) e Sylvère Maes (1939), il francese Pierre Tacca (1949), l’austriaco Adolf Christian (1959), lo spagnolo Fernando Manzaneque (1963), l’italiano Claudio Chiappucci (nella cavalcata vincente di Sestriere al Tour del 1992) e l’ucraino Yaroslav Popovych (2007) sono i corridori che hanno scollinato per primi su questa temutissima montagna.

Il versante dal quale ho affrontato questa salita nell’estate del 2011 è quello meridionale della valle della Maurienne. Dall’Italia l’attacco della salita si raggiunge transitando per il Colle del Moncenisio e scendendo fino a Lanslebourg oppure fino alla vicina Lanslevillards, situata un chilometro più a monte.

Subito dopo Lanslevillards si affrontano due chilometri di salita piuttosto impegnativi, con un tratto di 500 metri all’11,6% di pendenza media

Se la bassa valle della Maurienne non brilla certo in termini di attrattive paesaggistiche, l’alta valle appaga lo sguardo di chi cerca i panorami rudi e un po’ anacronistici della montagna francese.

I primi tre chilometri da Lanslebourg (situato a quota 1399 metri) a Lanslevillard sono in leggera salita, ottimi per riscaldarsi. Da Lanslevillard si cambia registro. Il quarto chilometro di ascesa è all’8,2%, successivamente si trovano mezzo chilometro al 10% e altri 500 metri all’11,6% che sono i più impegnativi dell’intera salita. Altri due chilometri piuttosto pedalabili e si raggiungono i 1742 metri della Madeleine.

A questo punto i primi 7 chilometri di salita sono alle spalle e ne mancano altri 26. Dopo una rapida discesa, dal nono chilometro si riprende a salire. I 10 chilometri che conducono a Bonneval sur Arc sono praticamente pianeggianti (la pendenza media è dell’1%), tanto che la quota di questa località è di poco superiore a quella della Madeleine. Questo tratto è ideale per rifiatare e per guardarsi intorno, anche perché il bello deve ancora venire.

Dopo Bonneval sur Arc iniziano i primi tornanti della parte finale dell’ascesa

Il lungo rettilineo dell’altopiano si conclude un chilometro dopo Bonneval sur Arc: al 20° chilometro di salita le pendenze si fanno consistenti, con tre chilometri con una pendenza di poco superiore all’8%. Qui iniziano i tornanti che scandiscono la parte conclusiva della salita rendendola meno monotona e psicologicamente più attraente.

Dopo un tratto di un paio di chilometri al 4,8%, a otto chilometri dallo scollinamento, le pendenze tornano a farsi impegnative: nei successivi tre chilometri la pendenza media è dell’8,3% e l’aria inizia a farsi più rarefatta, considerando che siamo ormai oltre i 2400 metri di quota.

A questo punto i ciclisti meno abituati o meno predisposti all’alta quota potrebbero notare uno scadimento della performance. I due chilometri successivi, con pendenze medie del 6,1% e del 4,1%, sono provvidenziali: si tira il fiato e ci si gode il panorama preparandosi per l’ultimo sforzo.

Il terz’ultimo chilometro ha una pendenza media del 7,3%, il penultimo del 10,1% e gli ultimi 800 metri sono all’8,4%.

Un tratto della parte finale della salita

Anche se affrontate la salita nei mesi più caldi dell’anno portate con voi una maglia a maniche lunghe e una giacca anti-vento perché a quelle quote il tempo può cambiare molto velocemente e non è raro essere sorpresi dal maltempo.

Altra particolarità da segnalare è l’assenza di alberi lungo quasi tutta la salita, in particolar modo nei 14 chilometri finali. Attenzione alla discesa che ha molti tratti esposti: controllate il mezzo e guidate con prudenza per non trovarvi in ritardo sui tornanti.

Foto | Pierluigi Mazzocco

 

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Giornalista e ciclista, è riuscito a far convivere le sue due passioni scrivendo di bici per numerose testate, fra cui "Ciclismo" e "L'Unità". Colleziona colli alpini ed è sempre a caccia di nuovi itinerari fra Italia, Francia e Portogallo. Ha pubblicato diversi libri fra cui "Storia del ciclismo" e "Grimpeur".
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