Ciclovia Aida: dal Moncenisio a Trieste in bicicletta

Ciclovia Aida dal Moncenisio a Trieste

Un nuovo progetto per lanciare definitivamente il cicloturismo nel nostro Paese

Del progetto VenTo si parla ormai da anni: l’idea di unire Venezia a Torino con una infrastruttura ciclistica che costeggi il Po e vada a collegarsi con altre ciclovie o ciclabili “affluenti” come quella dell’Adige è, almeno per il momento, un bel sogno rimasto sulla carta.

Secondo le stime dell’Agenzia Nazionale del Turismo – Enit di un paio d’anni fa il business potenziale del cicloturismo in Italia si aggirerebbe intorno ai 3,2 milioni di euro. Perché le stime si traducano in affari veri e propri, però, c’è bisogno di infrastrutture.  E il grande vantaggio delle infrastrutture è che queste costano davvero poco a fronte della ricaduta positiva che possono dare al turismo e all’indotto dei territori attraversati dalle rotte dei cicloviaggiatori.

Perché costano poco? Semplice: perché le grandi ciclovie già esistono e sono quelle strade provinciali  e comunali a basso traffico motorizzato che devono solamente essere collegate con quattro operazioni: 1) l’asfaltatura o la sistemazione delle carrarecce, 2) l’allestimento della segnaletica verticale e orizzontale, 3) la pubblicazione di mappe, 4) il coordinamento con alberghi, bar, ristoranti e ciclofficine situati lungo l’itinerario.

Non bisogna confondere le ciclovie con le piste ciclabili! Le prime sono arterie ibride nelle quali permane il traffico automobilistico, sebbene non in maniera massiccia e non nell’interezza del percorso. Le seconde sono vie utilizzabili esclusivamente da ciclisti e pedoni e non da mezzi motorizzati.

Per potenziare il cicloturismo occorre potenziare le ciclovie. Lo dimostrano gli esempi virtuosi del Nord e del Centro Europa. La ciclabile Passau-Vienna che ogni hanno fa registrare afflussi a cinque zeri resta il modello europeo, mentre in Italia il punto di riferimento è la ciclabile dell’Adige (parte italiana della Via Claudia Augusta).

Ora al progetto di Vento si aggiunge quello di AIDA, acronimo di Alta Italia D’Attraversare, un progetto promosso dalla Federazione Italiana Amici della Bicicletta che vuole offrire ai ciclisti la possibilità di attraversare in sicurezza il Nord Italia, dal Colle del Moncenisio a Trieste.

Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia sono le quattro regioni coinvolte dalla ciclovia Aida, 900 i chilometri complessivi, 9 i siti Unesco e le aree naturali toccate dal percorso che si propone come alternativa a VenTo.

Si partirebbe dal Colle del Moncenisio per transitare sotto la Sagra di San Michele, dalla Palazzina di Caccia di Stupinigi e poi a Torino. Dal capoluogo torinese rotta verso nord est lungo il Canale di Cavour, fino al Parco del Ticino e al Canale Villoresi che porta a Milano.

Lasciato alle spalle il capoluogo lombardo, l’itinerario della ciclovia Aida proseguirebbe sulla Martesana per raggiungere Brescia. In Veneto un pokerissimo di città d’arte che valgono da sole la fatica di una così lunga pedalata: Verona, Vicenza, Padova, Venezia e Treviso.

Infine il Friuli Venezia Giulia con passaggi a Pordenone e Udine e approdo a Trieste. L’iter burocratico è già avviato e perché al progetto della ciclovia Aida si possa togliere il condizionale ci vorranno ancora alcuni anni. La Fiab ci metterà – come sempre – tutto l’impegno, ma è importante che anche la politica e gli operatori del turismo facciano la loro parte per favorire un progetto che farebbe bene all’economia e all’ambiente. La recente approvazione all’unanimità della Legge Quadro sulla Mobilità Ciclistica è senza dubbio una gran bella notizia.

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Giornalista e ciclista, è riuscito a far convivere le sue due passioni scrivendo di bici per numerose testate, fra cui "Ciclismo" e "L'Unità". Colleziona colli alpini ed è sempre a caccia di nuovi itinerari fra Italia, Francia e Portogallo. Ha pubblicato diversi libri fra cui "Storia del ciclismo" e "Grimpeur".
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