Il calcio è un gioco, solo uno su 5000 ce la fa

calcio gioco

Secondo una statistica del 2013, solo un bambino su 5.000 che esce da una scuola calcio riesce ad arrivare in Serie A. La statistica è riportata anche da un pezzo pubblicato su Repubblica qualche anno fa da Francesco Saverio Intorcia dal titolo “Viaggio nel business delle scuole calcio. Solo un bambino su 5mila esordisce in A”. Letto così, il titolo potrebbe spaventare, lasciando intendere che tutte le scuole calcio facciano business e abbiano fonti di guadagno importanti. In tantissimi casi le cose vanno assai diversamente e spesso le scuole calcio minori fanno tanta fatica ad arrivare alla fine della stagione coprendo le spese di tutti i campionati ai quali ha partecipato. Ma questo non è strettamente l’argomento di questo articolo.

Sogno sempre un mondo fatto di scuole calcio per entrare nelle quali nessuno debba pagare, ma al momento è un qualcosa di difficilmente applicabile, anche per via della critica congiuntura economica, che rende sempre più difficile il reperimento di sponsor e sovvenzionatori. Il calcio è un gioco, deve essere chiaro fin dai primi calci, ma per mantenerlo richiede degli sforzi importanti. Se è vero come è vero che dopo la categoria Esordienti il numero di iscritti decresce fino a giungere alla sostanziale metà nella categoria Allievi, è bene comunque non guardare al dato come un dramma.

scuola calcio bambini

Crescendo, bambini e adolescenti cambiano interessi, aspettative e aspirazioni. Fino ad 11-12 si va a scuola calcio anche dietro la pressante spinta dei genitori, che seppur spesso non lo ammettano, sperano che il proprio figlio diventi il nuovo Totti o il nuovo Del Piero. Già a partire dalla categoria Giovanissimi, 13-14 anni, il quadro cambia per poi definirsi con gli Allievi (15-16 anni). Il dato di cui sopra, ossia quello relativo ai giovani uscenti dalle scuole calcio giunti nel massimo campionato italiano, da solo basta a spiegare quello che deve essere l’atteggiamento di istruttori e genitori. Non bisogna mettere fretta ai ragazzi, mai costringerli e soprattutto mai illuderli.

Il primo obiettivo che mi pongo ad ogni inizio stagione è quello di far divertire i ragazzi che decidono di far parte del mio gruppo. Il primo giorno di raduno, spiego subito che chi decide di intraprendere quel determinato percorso, deve essere pienamente convinto e soprattutto contento, ma se decidesse di mollare dopo pochi giorni, il mio consiglio è quello di continuare comunque con un altro sport. Lo sport è un ottimo coadiuvante per lo studio: scaricare tensioni fisiche e psicologiche nell’attività sportiva fa rendere di più anche a scuola. E questo non lo scopriamo di certo oggi.

Inoltre, come già sottolineato nell’articolo “Grazie papà: ora vado da solo”, non è un dogma il fatto che chiunque possa o debba diventare un campione di calcio. Che si paghi la scuola calcio o meno, l’approccio dei genitori e quello degli stessi bambini / adolescenti deve essere quello del puro divertimento. Gli istruttori devono fare in modo che le sessioni di allenamento prevedano un’ampia parte dedicata agli aspetti ludici, perché anche nelle categorie Allievi e Giovanissimi, è più facile che si apprenda con esercitazioni divertenti piuttosto che con noiose e ripetitive sedute di training.

  • 87 Posts
  • 0Commenti
Giornalista e istruttore tecnico di scuola calcio, scrivo e studio sport praticamente 24 ore al giorno guidato da un irrefrenabile ottimismo nei confronti delle nuove generazioni.
Ancora nessun commento! Sarai il primo a commentare...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *