Astori morto per arresto cardiocircolatorio, ma l’Italia è al top per i controlli sui calciatori

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Davide Astori, 31enne capitano della Fiorentina, è deceduto in seguito ad un arresto cardiocircolatorio. La Serie A si è subito fermata in seguito alla tragica notizie che ha cominciato a circolare intorno a mezzogiorno di domenica 4 marzo. Il difensore viola non si è presentato alla colazione con la squadra e da lì è partito l’allarme, fino a quando in seguito all’irruzione nella stanza del calciatore, non si è preso atto del decesso. Dopo le prime indiscrezioni sulle cause, anche la Procura di Udine, città presso la quale la Fiorentina si trovava per giocare la gara in trasferta contro l’Udinese, ha confermato che a stroncare Astori sia stato un arresto cardiocircolatorio, ossia un infarto. Uno strazio per tutti i familiari, per la compagna Francesca e la figlia Vittoria.

La Procura di Udine ha aperto un fascicolo con ipotesi di omicidio colposo a carico di ignoti e ha disposto l’autopsia, ma intanto il mondo sportivo si interroga sullo “stato di salute” dei controlli medici nello sport. Prima di Astori, infatti, aveva perso la vita un altro calciatore, Piermario Morosini, anche se la tragedia allora avvenne direttamente sul terreno di gioco. Anche in quella occasione, il calcio si fermò per dare un segnale forte di sensibilità. Al di là di ogni discorso che si potrebbe fare in momenti di sconforto come questo, sport e cuore rappresentano uno dei rapporti sui quali l’Italia è sempre stata molto attenta e sensibile.

Lo dimostra il fatto che nel recente passato diversi calciatori provenienti dall’estero e che in altri campionati avevano ottenuto facilmente l’idoneità sportiva, in Italia sono stati fermati. Tornando un po’ indietro con la memoria c’è il caso del nigeriano Kanu ex Inter, ma anche quello di altri ex nerazzurri Gnoukouri e Fadiga. La minuziosità della medicina sportiva italiana ha probabilmente salvato la vita a questi atleti, fermati prima che potessero continuare a scendere in campo mettendo a repentaglio la propria incolumità. Diversi i casi più recenti di Cassano (allora al Milan) e di Lichtsteiner (Juventus), che sono incappati in problemi cardiaci in seguito a prestazioni sportive avvenute in particolari condizioni.

Qualcosa di analogo è accaduto nell’estate del 2017 con Patrik Schick, calciatore allora alla Sampdoria finito al centro di un vero e proprio giallo di mercato: dopo un particolare stress dovuto a numerose partite ravvicinate tra campionato italiano ed Europei Under 21, non ha superato i controlli medici cui si è sottoposto alla Juventus, club che ne stava prelevando il cartellino dai blucerchiati. In seguito ad esami più approfonditi, il club di Torino ha deciso di non procedere con l’acquisto e seppur con qualche mese di ritardo, il centravanti ceco è riuscito a tornare in campo seppur con una maglia diversa, quella della Roma. Episodi che confermano sostanzialmente che l’Italia sia all’avanguardia per quel che riguarda i controlli e le attenzioni in generale sulle condizioni di salute dei calciatori e degli sportivi.

Morte Astori: il parere degli esperti

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Interpellato dall’Agi, il professor Filippo Crea, direttore del Dipartimento di Scienze Cardiovascolari al Gemelli di Roma, ha evidenziato quanto segue: “Gli atleti in Italia sono molto ben controllati, abbiamo una medicina sportiva molto attenta e invidiabile. Purtroppo, però, i casi di morte improvvisa sono molto imprevedibili – aggiunge – , possono nascondersi patologie congenite non facilmente individuabili. Potrebbe essersi trattato di una miocardite”. A questo punto, il professor Crea sottolinea quanto sia importante la presenza dei defibrillatori, che da luglio sono obbligatori per ogni struttura sportiva o società: “È importante l’uso dei defibrillatori, perché quando sarà capillare la loro diffusione, molti casi di morte improvvisa diminuiranno. Ci sono i defibrillatori intelligenti, quelli che salvano la vita se tenuti a portata di mano. Proprio perché non è assolutamente possibile escludere un evento simile. Bisogna attrezzarsi contro la morte improvvisa. Gli atleti sono controllati ma può capitare – conclude – , magari è sfuggito qualcosa o proprio non si poteva prevedere”.

Silvia Priori, professore ordinario di Cardiologia dell’Università di Pavia e Direttore Scientifico degli Istituti Clinici Scientifici Maugeri, ha spiegato al ‘Corriere’ come le malattie genetiche possono sfuggire alle diagnosi, per quanto possano essere accurate soprattutto nel caso di calciatori e sportivi in genere: “È fondamentale che in un caso come questo venga eseguita l’autopsia e vengano prelevati i campioni di sangue per effettuare le prove genetiche. Spesso infatti le malattie genetiche, possono sfuggire alla diagnosi anche quando vengono eseguite visite accurate e tutti gli esami indicati. Questo accade perché queste malattie – insiste – anche quando sono in una forma iniziale in cui il danno del muscolo o della trasmissione dell’impulso elettrico sono invisibili all’ecocardiografia o all’elettrocardiogramma, possono già causare arresto cardiaco fatale come prima manifestazione”.

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Giornalista e istruttore tecnico di scuola calcio, scrivo e studio sport praticamente 24 ore al giorno guidato da un irrefrenabile ottimismo nei confronti delle nuove generazioni.
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