L’arbitro fa parte del gioco: niente alibi o sospetti

arbitro calcio giovanile

Ho già sfiorato l’argomento parlando specificamente del Fair Play nel calcio giovanile, ma la figura dell’arbitro necessita di un serio approfondimento. Purtroppo, anche a livello di scuole calcio e di attività agonistica, si devono fare i conti con alibi e sospetti. Si tratta purtroppo di un aspetto assai grave, soprattutto perché mutuato dai più grandi. Tra gli alibi preferiti di chi non vince – lo sport è spietato perché conta solo chi arriva prima, mentre i secondi sono i primi degli ultimi – ci sono proprio gli arbitri ed è una questione alla quale do sempre molta importanza parlando con i miei ragazzi durante gli allenamenti e nello spogliatoio.

Sia ben chiaro, quando inizia la partita anche io mi riscaldo e di tanto in tanto penso di aver subito un torto, ma non mi sono mai sognato di protestare contro un direttore di gara per un risultato, un rigore o che so io. Ho cercato di trasmettere questo atteggiamento alla categoria Allievi che ho allenato negli ultimi tre anni e i risultati, per fortuna, sono stati ottimi. Mi è capitato purtroppo di vedere su troppi campi giovanili direttori di gara insultati, minacciati e addirittura malmenati. Scene che non avrei mai voluto vedere, ma che purtroppo sono all’ordine del giorno. E la cosa ben più grave, è che quando ho chiesto le motivazioni alle società che si sono rese responsabili di questo tipo di scorrettezze, mi sono sentito rispondere con frasi stereotipate, che si sentono purtroppo spesso da parte di dirigenti, allenatori e calciatori di serie A.

arbitro calcio giovanile

“Ogni volta che perdiamo c’è sempre lo zampino dell’arbitro”, “non vogliono farci vincere, c’è una società che ha molti amici in Lega”… Frasi da voltastomaco e che non hanno nulla a che vedere con il calcio. Ma sia chiaro, succede anche di assistere a scene deprecabili nelle categorie di scuola calcio, ossia Pulcini ed Esordienti, laddove a dirigere gli incontri sono i dirigenti delle squadre ospitanti. Addirittura, in un caso, un allenatore ha protestato contro il suo stesso dirigente reo, a suo dire, “di aver favorito gli avversari per non sembrare troppo di parte con la propria squadra”.

Coloro che dovrebbero dare l’esempio in TV e sui giornali magari sbagliano, è evidente, ma noi istruttori non dobbiamo perdere assolutamente di vista quello che è l’obiettivo principale di una scuola calcio, ossia quello educativo e al contempo sociale. Far crescere gli atleti del domani con sospetti e alibi, non li aiuterà di certo a crescere. Cosa succederà quando, crescendo, si troveranno di fronte ad un problema di vita quotidiana facilmente superabile? Non sarà molto più facile dare la colpa a qualcun altro?

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Giornalista e istruttore tecnico di scuola calcio, scrivo e studio sport praticamente 24 ore al giorno guidato da un irrefrenabile ottimismo nei confronti delle nuove generazioni.
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