“Andare per stadi” il libro di Pierluigi Allotti sui “templi” del calcio. Intervista all’autore

Andare per stadi - Il Mulino - Pierluigi Allotti - Intervista

Andare per stadi è il libro del giornalista e studioso di storia contemporanea Pierluigi Allotti dedicato ai “templi” del calcio italiano. È edito da il Mulino e fa parte della collana Ritrovare l’Italia (lo trovate qui su Amazon). Abbiamo voluto parlarne direttamente con l’autore, che ci ha raccontato come ha avuto l’idea e come l’ha sviluppata.

Come è nata l’idea di questo libro?
“L’idea è nata nel corso di anni: spulciando giornali e raccogliendo documenti per precedenti libri accumulavo articoli interessanti sul calcio confidando che un giorno li avrei ‘cucinati’ in qualche modo, per raccontare come gli italiani hanno vissuto il calcio (secondo qualcuno la nostra unica religione civile) dall’inizio del secolo scorso a oggi. E il modo mi è venuto in mente imbattendomi nella bella collana della casa editrice il Mulino, Ritrovare l’Italia, che propone itinerari culturali attraverso luoghi, regioni e monumenti della penisola alla scoperta della nostra identità. E pochi luoghi come gli stadi di calcio – ‘templi’ di una religione laica – ci dicono chi siamo”

Come hai selezionato gli stadi di cui parli nel libro?
“Essendo un piccolo di libro di storia sociale e culturale ho selezionato gli stadi secondo un ordine geografico (da Nord a Sud) e cronologico, per raccontare un secolo di calcio italiano attraverso gli stadi che ne hanno fatto la storia, dagli esordi di inizio Novecento fino a oggi. E ho scelto degli snodi cruciali che hanno in qualche modo scandito questa storia”

Come ti sei documentato per scrivere Andare per stadi?
“Mi sono documentato innanzitutto con delle letture preliminari (ci sono ottime storie del calcio italiano in circolazione) e poi spulciando pazientemente giornali e riviste in emeroteca”

Hai visto dal vivo tutti gli stadi di cui parli a parte, ovviamente, quelli che non ci sono più? Qual è il tuo preferito?
“Purtroppo non sono riuscito a vederli tutti. Lo stadio a cui sono più affezionato è il vecchio Olimpico, lo stadio Olimpico di Roma prima della ristrutturazione per i mondiali del ’90: l’arena senza copertura con i gradoni di marmo dove ho visto le prime partite di calcio della mia vita. Era elettrizzante l’Olimpico senza tetto, sempre stracolmo di gente. Da un punto di vista storico e architettonico forse il più bello è il Marassi di Genova, a cui dedico il secondo capitolo del libro, il primo stadio appositamente per il calcio costruito nel 1911”.

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Giornalista professionista appassionata di sport fin da bambina. Scrivo per diverse testate nel web e sono fondatrice di Milady Magazine e Sport Folks. Ciclismo, volley e animali sono le mie più grandi passioni.
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