Altitude training: il parere del medico sull’allenamento in alta quota

Per gli atleti di alto livello ormai è quasi d’obbligo svolgere un periodo di allenamento in alta quota, ma anche tra i dilettanti e gli amatori si sta diffondendo sempre di più la “moda” dell’altitude training. Abbiamo cercato di capirne di più e soprattutto di scoprire tutti i rischi che si possono correre e le precauzioni da prendere cimentandosi in questo particolare tipo di allenamento, che sottopone il nostro fisico a uno sforzo notevole e ha delle conseguenze importanti sul nostro stato di forma. Per farci chiarire tutti i dubbi, grazie alla collaborazione di MioDottore.it, abbiamo intervistato il Dottor Giuseppe Ridulfo, fisiatra, anestesista e medico dello sport che riceve in provincia di Verona (allo Studio Medico Valpolicella di Negrar e presso la Farmacia Martelletto a Colognola ai Colli). Ecco qui di seguito le nostre domande e le sue risposte.

Dottor Giuseppe Ridulfo, fisiatra, anestesista e medico dello sport
Dottor Giuseppe Ridulfo, fisiatra, anestesista e medico dello sport

Quando è meglio programmare un periodo di altitude training? È l’estate il periodo migliore?
“L’altitude training serve ad aumentare il numero dei globuli rossi del sangue attraverso uno stimolo che l’ipossia (riduzione della pressione parziale di ossigeno che normalmente si verifica con l’aumento di quota) produce sul rene che rilascia l’eritropoietina prodotta fisiologicamente dal corpo umano. In presenza di anemia o di ipossia la produzione di eritropoietina aumenta fino a 100 volte consentendo così un’abbondante produzione di globuli rossi. Queste cellule contengono l’emoglobina, molecola che si carica di ossigeno nei polmoni e lo porta in periferia, sono le strutture che traslocano l’ossigeno dai polmoni ai tessuti periferici: cervello, cuore, muscoli ecc. Ovviamente più sono le cellule più aumenta l’ossigeno portato in periferia. Normalmente le quote che vengono usate per allenarsi vanno dai 2000 ai 2500 metri di altezza, è evidente che a questa altitudine alle nostre latitudini d’inverno le condizioni climatiche non sono le migliori per gli sport outdoor per cui è meglio allenarsi d’estate, però è possibile allenarsi d’inverno in Paesi a livello tropicale come Messico e Nepal che hanno condizioni climatiche più favorevoli. Questo è il meccanismo per cui per un certo periodo di tempo, fino a quando non si è riuscito a fare dei test specifici per individuarla, si è usata l’eritropoietina come sostanza dopante soprattutto nel ciclismo. Da ricordare anche che la riduzione della VO2 max è di circa il 10% ogni 1000 mt, per cui sull’Everest c’è una VO2 max del 25% rispetto al livello del mare”

A chi serve e a cosa serve questo tipo di allenamento?
“Questo tipo di allenamento serve soprattutto agli sportivi che fanno gare di durata: ciclismo in quasi tutte le specialità, maratona, 10.000 metri e simili; in questi sport c’è un grande vantaggio se si riesce ad avere una maggior quantità di ossigeno che va in periferia: i muscoli sono più ossigenati e traggono grande vantaggio dal metabolismo aerobico. Gli atleti che fanno gare in cui possono fare tutta la gara in apnea invece non traggono nessun beneficio da questo tipo di allenamenti, esempio classico son i 100 metri piani in cui l’atleta non respira perché si è visto che se respira rallenta: i muscoli sfruttano esclusivamente il metabolismo anaerobico, che nelle brevi distanze è più efficiente ma va rapidamente in crisi”

Quali sono i benefici dell’altitude training e quali invece i rischi?
“I benefici dell’altitude training derivano per l’appunto da quanto detto sopra: una maggior quantità di ossigeno per le strutture periferiche che così ‘funzionano’ meglio. I rischi però sono notevoli per cui si è deciso di proibire l’eritropoietina come sostanza dopante. Con l’aumento dei globuli rossi aumenta il valore dell’Ematocrito che rappresenta il numero di cellule di sangue per centimetro cubo. È chiaro che se ci sono tante cellule in un dato volume di sangue il sangue diventa più ‘spesso’ e fa più fatica a transitare nelle arterie più piccole. Con il rallentamento della circolazione dovuta a quest’aumento della densità del sangue si possono produrre dei trombi, che sono delle piccole palline semi-solide di sangue, che possono chiudere un’arteria cerebrale o del cuore con conseguente ictus o infarto. Chiaramente un evento del genere in uno sportivo giovane e sano è sicuramente da evitare per cui la Federazione Medico-sportiva si è mossa per proibire l’uso dell’EPO. Altra complicazione tipica dell’uso dell’EPO è l’insorgenza di leucemie

Quali sono le precauzioni da prendere la prima volta che si affronta un periodo di allenamento in alta quota?
“Ovviamente devono essere fatti tutti gli esami che consentono di vedere come ci sia una buona funzionalità cardio-circolatoria, perché il cuore si troverà a pompare un sangue più viscoso e quindi sarà maggiormente impegnato. Poi occorrono degli esami del sangue per accertare che l’atleta non sia già iperglobulico, o che non abbia altre problematiche importanti”

Ci sono casi in cui è assolutamente sconsigliato questo tipo di allenamento?
“I pazienti che hanno problemi cardiologici di qualsiasi tipo e i pazienti con insufficienza respiratoria di qualsiasi tipo non possono sottomettersi a questo tipo di stress, come pure i pazienti che hanno problemi ematologici. Comunque tutte queste persone non possono fare attività sportiva agonistica”

Altitude training: in bici in alta quota

Altitude training ciclismo - Alta quota in bici

Ci soffermiamo anche sull’allenamento in alta quota per i ciclisti. Ecco le domande a cura del nostro esperto Davide Mazzocco e le risposte del Dottor Giuseppe Ridulfo.

Parliamo ora nello specifico dell’altitude training per i ciclisti. Da quale altezza si iniziano ad avvertire benefici per un ciclista?
“Una quota di 1250 mt può essere già uno stimolo sufficiente, ma mediamente vengono utilizzate delle quote attorno ai 2000-2500mt. Ci sono poi varie teorie su come dosare l’esposizione all’altitudine:
1) Live High- Train High, cioè stare sempre in altitudine, gli esperti però non consigliano questa modalità.
2) Live low-Train high, stare a livello del mare e allenarsi in montagna. Ci sono dei dati teorici che ci dicono che la tecnica può essere utile, ma all’atto pratico si è visto che per gli atleti che gareggiano a livello del mare non c’è stato beneficio.
3) Live high-Train low questa sembra essere la tecnica che ha dato maggior beneficio, l’esposizione all’ipobarismo deve essere di almeno 12 ore al giorno. Esempio classico è quello di Lance Armstrong che aveva vinto numerosi Tour de France vivendo in camera ipobarica e creando artificialmente una condizione di ipossia che incrementava la produzione endogena di EPO”

Il numero dei corridori di vertice che si allenano in quota è sempre più ampio. Che cosa avviene nel metabolismo del corridore quando torna al livello del mare? E che cosa succede quando torna in quota durante una gara?
“Come detto in precedenza, l’allenamento in quota permette di aumentare i livelli di ematocrito che tornano utili per aumentare le prestazioni a livello del mare, ovviamente quest’aumento di prestazione si mantiene anche quando l’atleta ritorna in quota durante la gara”.

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Giornalista professionista appassionata di sport fin da bambina. Scrivo per diverse testate nel web e sono fondatrice di Milady Magazine e Sport Folks. Ciclismo, volley e animali sono le mie più grandi passioni.
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